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Il Design secondo Sara Moroni

Sara, cosa definisce il tuo design?

Da un punto di vista formale non c’è una regola e nemmeno uno stile predefinito: i prodotti che ho fino ad ora disegnato hanno un carattere eterogeneo ed inedito perché ognuno incarna i valori e l’identità dell’azienda per la quale sono stati pensati.

Quali aspetti ritieni essenziali nello sviluppo di un nuovo prodotto?

E’ fondamentale identificare un concept forte e tenere sempre il focus sull’utente finale. Immaginare nuove visioni, captare taciti bisogni, valutare il rapporto con lo spazio e con la persona.

In che modo, dal tuo punto di vista, una designer donna si differenzia dai colleghi uomini sul fronte della progettazione?

Il numero delle donne designer è in forte crescita e il loro contributo è sempre più rilevante e di qualità.

Si stanno muovendo con conoscenza, determinazione e destrezza, in un ambito tecnico-industriale da sempre considerato affine all’universo maschile. La differenza in ambito progettuale esiste ed è una vera ricchezza, ma sarebbe anacronistico ricondurla unicamente a fattori di genere. Credo vada piuttosto ricercata nell’unicità di ogni individuo. Ogni designer affronta il progetto con un metodo personale che lo porta ad elaborare idee, trovare soluzioni tecnico-formali molto diverse: questo è il bello!

In questo processo, per nulla lineare, fattori umani e personali influenzano fortemente l’essenza del progetto. Una designer, in quanto donna, può indubbiamente offrire un punto di vista diverso.

Qual è stato il punto di partenza per realizzare Posy?

Due i concetti base che hanno ispirato Posy.

Da un lato l’arte cinetica: movimento e percezione. In tutta la collezione l’asimmetria è ricercata ed imperante: crea movimento, leggerezza, esprime libertà compositiva ed offre all’osservatore punti di vista sempre nuovi e inattesi.

Dall’altro Design bio-ispirato: la natura come fonte di ispirazione. In natura tutto sembra spontaneo e casuale, ma risulta assolutamente armonico e perfetto. Posy è la trasposizione formale e strutturale di gemme che si sviluppano, in modo irregolare, attorno ad uno stelo ed il risultato estetico è tanto naïf quanto romantico.

Le gemme naturali sono state idealizzate e trasformate in poetiche bolle di vetro opale, aventi diversi diametri, e lo stelo affusolato è divenuto una elegante struttura organica in ottone che lega e sorregge il tutto.

Il naming “Posy”, dall’inglese “mazzolino di fiori”, rimanda esplicitamente alla forma organica del prodotto e fa forza sul concetto di composizione armonica.

In che modo, dal tuo punto di vista, completa e rappresenta un’evoluzione della gamma Masiero?

Posy è una collezione elegante e ricercata nei dettagli, ma fresca e contemporanea nel linguaggio.

Credo possa esprimere tutta l’abilità tecnica e l’esperienza di Masiero nella lavorazione dei materiali e al contempo mostrare una tensione verso nuovi canoni formali, sempre decorativi, ma più minimali e trasversali.

Quali sono gli ambienti maggiormente adatti a Posy, se dovessi suggerirlo ad architetti e interior designer?

Sono contemporaneamente lighting, product e interior designer: questo il mio punto di forza.

Nel progettare Posy ho considerato le possibili applicazioni, valutato il rapporto del prodotto con lo spazio e immaginato i possibili scenari luminosi. Il risultato di questa ricerca progettuale è una famiglia completa e versatile caratterizzata da uno stile volutamente trasversale tale da poter consentire il suo inserimento in vari contesti: alberghi, bar, ristoranti, uffici, spazi domestici sia moderni che classici.

Così come in natura, Posy offre molte soluzioni formali: singolo, doppio, a grappolo o multiplo come nelle infiorescenze. Vorrei che i progettisti utilizzassero i vari elementi che ho disegnato per realizzare il loro personale bouquet: unico e poetico.

Hai lavorato con 2 materiali diversi: ottone e vetro. È stato sfidante farli coesistere all’interno del design che hai realizzato?

Vetro soffiato e ottone sono due materiali nobili quasi in antitesi tra loro: leggero/fragile/semi-trasparente il primo e corposo/duttile/semi-riflettente il secondo. Volendo conferire il giusto valore ad entrambe le finiture, ho pensato di farli interagire fra loro tramite la luce. La sfera opalina, oltre ad illuminare l’ambiente, valorizza infatti tutta la struttura in ottone del prodotto facendone risaltare: il colore, la matericità e la raffinata micro-decorazione.

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